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Pensare come un cavallo

Alcuni ricercatori svolgono studi per capire come funziona la mente del cavallo e quali sono i metodi che usa per imparare quello che stiamo cercando di insegnargli. Con una più chiara comprensione delle sue capacità di apprendimento, possiamo regolare i nostri insegnamenti per realizzare un buon rapporto con il cavallo.

Tentativi ed errori: fare associazioni

Il modo primario in cui imparano i cavalli è attraverso l’apprendimento associativo —associazioni tra stimoli ed eventi. Se sentono una pressione sulla loro capezza e fanno un passo in avanti, la pressione scompare. È quello che Paolo Baragli, ricercatore nell’Università di Pisa del Dipartimento di Scienze fisiologiche, in Italia, chiama una comunicazione “binaria” tra cavallo e gestore. In altre parole, è tutto basato sulle risposte sì e no: questo è quello che chiedo, o questo è quello che non ti chiedo.

Ma come sa, il cavallo, quello che vogliamo? Angelo Telatin, direttore degli studi equini al Delaware Valley College, in Pennsylvania, ha detto che si tratta di comfort: “il cavallo sta solo cercando di fare tutto il necessario per rimuovere il “disagio” che gli creiamo in quel momento” dice.

Telatin si riferisce al rinforzo negativo — non negativo come nel senso di “far del male”, ma negativo come in assenza di qualcosa. Un esempio nel caso dell’addestramento del cavallo, è l’assenza di pressione. Così quando il cavallo scopre un’azione che fa terminare la pressione, impara ad associare quel movimento alla fine di tale pressione.

Abituarsi: Rimozione delle associazioni

Questo tipo di apprendimento è conosciuto anche come assuefazione o desensibilizzazione. Attraverso un’assuefazione ad una certa azione, i cavalli imparano a non rispondere a determinati stimoli.

A quali stimoli non vuoi che il tuo cavallo risponda? Bandierine che ondeggiano. Cani che abbaiano…Tutto ciò che potrebbe spaventare un cavallo inesperto— questa lista potrebbe andare avanti.

Se il cavallo capisce che le sue azioni non fanno andar via gli stimoli spaventosi, farete in modo che si renda conto che non esiste alcuna associazione tra tutto ciò che fa e la presenza di quel stimoli. E alla fine arriverà da solo a rendersi conto che, come già sappiamo, non c’è niente di terrificante nel fruscio di un telone.

Il cavallo capisce un’associazione: sento un ronzio forte, potrebbe essere pericoloso, mi allontano/scappo dal ronzio, il ronzio si attenua.

Per un cavallo che ha già associato un determinato rumore ad uno stimolo spaventoso, effettuare pause frequenti nel lavoro ogni volta che sente quel rumore gli darà l’impressione di controllar la situazione.

Tempismo e precisione

Mentre questi due metodi di apprendimento potrebbero sembrare abbastanza semplici, richiedono una buona dose della nostra attenzione. Dobbiamo concentrarci, fare in modo di avere sempre un occhio pronto a cogliere i minimi movimenti del cavallo, così da poterlo premiare proprio al momento giusto.

I cavalli sono naturalmente degli animali sensibili, molto in sintonia con i movimenti più sottili — un buon meccanismo di sopravvivenza per degli animali gregari che devono comunicare al volo con segnali rapidi e discreti in un possibile momento di pericolo.

Bisogna essere precisi dunque, perché una leggera differenza nella nostra comunicazione può significare qualcosa di molto diverso per un cavallo. Nel momento in cui il cavallo comincia a rispondere nel modo corretto, dobbiamo premiarlo.

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