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Il comportamento può indicare il rischio di malattia nei cavalli che viaggiano lunghe distanze?

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Il comportamento può indicare il rischio di malattia nei cavalli che viaggiano lunghe distanze?

 

È comunemente noto che i cavalli che viaggiano spesso per lunghe distanze hanno più probabilità di rischio di contrazione di malattie respiratorie dopo lunghi viaggi. Alcuni cavalli sembrano resistere bene, mentre altri sembrano essere più suscettibili a malattie post-viaggio. E se potessimo prevedere quali cavalli sono più soggetti ad ammalarsi e, quindi, attuare più efficacemente regimi e trattamenti di prevenzione?

La Dott. ssa Barbara Padalino dell’Università di Sydney in collaborazione con l’Università di Bari hanno presentato uno studio ai delegati che hanno partecipato alla conferenza ISES ospitata dall’università Charles Sturt, Wagga Wagga, che mirava a rispondere a questa domanda.

Undici cavalli, tutti abituati a viaggiare, sono stati sottoposti ad un viaggio di 8 ore. Tutti i cavalli sono stati sottoposti ad un esame di salute e ad un controllo respiratorio con la raccolta del lavaggio tracheale (un metodo grazie a cui un campione delle cellule, anche quelle batteriche, può essere raccolto dalle vie respiratorie). I campioni di sangue sono stati prelevati e successivamente analizzati prima e dopo il viaggio. In più, durante il viaggio, ogni cavallo è stato video registrato e successivamente valutato, in base al suo comportamento.

Il trasporto ha causato un aumento di cortisolo, un ormone che è comunemente noto come indicatore di stress. Inoltre, sono aumentati i livelli di creatina chinasi, indicante un certo livello di sforzo muscolare. Dopo il trasporto, in tutti i cavalli sono aumentati significativamente i neutrofili (una tipologia di globuli bianchi) nei lavaggi tracheali, il che ci suggerisce un principio di infiammazione, data l’attivazione del sistema immunitario

Il comportamento è stato fortemente influenzato dal viaggio, con un aumento dei comportamenti indicativi dello stress registrato soprattutto nella prima ora di viaggio, che va a diminuire con il progredire del trasporto. I comportamenti relativi all’equilibrio (es. inciampare o spostare i piedi) tendevano a diminuire fino alla quinta ora di viaggio e poi aumentavano nuovamente all’ottava ora di viaggio, poiché aumentava la stanchezza degli animali. I cavalli col passare del tempo tendevano ad aumentare la quantità di tempo trascorso mantenendo la testa sempre più verso il basso, mostrando più comportamenti indicativi di stress e, corrispondentemente, più alti marcatori fisiologici di stress, aumentato indicatori infiammatori e più alti livelli dei batteri nel loro lavaggio tracheale di alberino-corsa.

Sei dei cavalli avevano elevati segni tracheali di infiammazione prima del viaggio, successivamente hanno mostrato una percentuale maggiore dei neutrofili dopo 5 giorni di viaggio in confronto a  quelli che erano sani prima del viaggio. Questo, secondo il dottor Padalino, indica che lo stato di salute prima di un trasferimento è un indicatore vitale della capacità dei cavalli di far fronte a periodi di trasporto esteso e serve a impedire un più alto rischio di malattia.

La malattia legata al trasporto può essere multi-fattoriale, ma questo studio ha mostrato un nesso tra il comportamento durante il viaggio e i risultati sanitari successivi. Ciò suggerisce che monitorando i cavalli durante il viaggio e prestando particolare attenzione agli indicatori comportamentali di stress, si potrebbero prevedere delle possibili patologie.

L’uso di telecamere a bordo rende questo compito molto più facile.

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