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Caio Giulio Cesare… Horseman!

4000 anni prima di Cristo da qualche parte in Asia Minore iniziò il sodalizio tra uomo e cavallo. Un evento che avrebbe dato un enorme impulso allo sviluppo della civiltà umana, giocando un ruolo fondamentale fino all’avvento della moderna motorizzazione.

Anche se erano già stati addomesticati asini ed onagri, le caratteristiche dei cavalli erano talmente superiori, pur con tutti i limiti di animali della taglia di un pony, da relegare ben presto tutti gli altri equidi a compiti secondari, mantenendo lo sgradito privilegio di venire condotti in battaglia.

 

E fu così che Cesare dovette affrontare la battaglia di Thapsus (Tapso) nel 46 a.C. – in una zona che corrisponde alla moderna Tunisia – per eliminare definitivamente i suoi avversari della guerra civile. Il re di Numidia, Juba era infatti alleato di Pompeo ed aveva con se oltre a ingenti forze, almeno 70 elefanti africani.

Sul Bellum Africanum leggiamo:” Egli [Cesare] aveva un’altra causa di preoccupazione – la paura che le dimensioni e il numero degli elefanti generavano nelle menti dei soldati. Era però un problema al quale egli aveva trovato una soluzione, poiché aveva ordinato che gli fossero portati degli elefanti dall’Italia (verosimilmente animali da circo)… per consentire alle truppe non solo di familiarizzarsi con essi ma di capire i punti vulnerabili…. Aveva però un altro obiettivo in mente, ovvero quello di consentire ai suoi cavalli di familiarizzare con queste bestie affinché non si allarmassero per il loro odore, i barriti e l’aspetto.

Da questa prova egli trasse un buon profitto: le truppe impararono a gestire questi animali e a capire quanto fossero indolenti, la cavalleria poté esercitarsi a scagliare finte lance e la docilità degli elefanti fece in modo che i cavalli stessi si sentissero ben presto a loro agio con loro.”

Durante la battaglia, venne fuori che furono gli elefanti di Juba ad essere poco addestrati. Attaccati dai frombolieri di Cesare, si spaventarono moltissimo per il sibilo dei proiettili lanciati con le fionde ed andarono in panico travolgendo le loro stesse truppe nella fretta di fuggire.

Ora non è chiaro se gli elefanti di Cesare fossero indiani oppure africani come quelli di Juba, sta di fatto che i cavalli non notarono differenze e fecero la loro parte senza difficoltà.

Cesare ci da quindi un’altra grande lezione di grande saggezza, i cavalli con i dovuti modi possono desensibilizzarsi a tutto, basta dare loro il tempo necessario a studiarsi bene le novità: quello che gli antichi sapevano bene e che noi abbiamo dimenticato, abituati ad ottenere un risultato schiacciando un tasto, è il rispetto dei tempi.

In un’epoca dove non esistevano le staffe e stare in sella anche in situazioni spaventose come le battaglie, comportava doti atletiche non indifferenti era ancora più importante avere un’ottima intesa col proprio cavallo. Questi soldati vivevano assieme alle loro cavalcature, le conoscevano benissimo e sapevano per esperienza rispettare le loro esigenze.

Questo è un aspetto che dobbiamo recuperare al giorno d’oggi: il cavallo che si spaventa per qualcosa ha tutte le ragioni, siamo noi che dobbiamo lavorare prima in maneggio, creando una solida fiducia con l’animale e poi, fuori, capendo come gestire al meglio le paure sue, rassicurandolo e non mettendogli fretta se teme qualcosa.

schlacht_bei_zama_gemaelde_h_p_motte-18ef15e8Come spesso capita nel mondo del cavallo, non esiste mai una soluzione bianca o nera, tutto dipende dalle circostanze e di conseguenza non va nemmeno bene il contrario, ovvero cedere alla paura equina e consentirgli di cambiare strada o di rifiutarsi a oltranza! Fin troppo spesso il sentiero che si può percorrere è uno solo e ad un certo punto bisogna andare. È pericolosissimo un cavallo che si mette a fare cinema durante un passaggio critico, sono cose che vanno prese molto alla lontana, lavorandoci sopra con calma e per tutto il tempo necessario!

Si tratta purtroppo del principale problema dei cavalli bravissimi in campo ma con poca esperienza fuori, non possiamo pretendere che si trovino di punto in bianco a loro agio in un ambiente che non conoscono! Sarebbe come se noi fossimo improvvisamente proiettati sul pianeta Marte!

Cerchiamo di non tralasciare mai una buona occasione di insegnare al nostro amico a non spaventarsi! Ricordiamo la lezione di Cesare: non è importante che il cavallo superi la cosa che lo spaventa, è importante che la conosca bene, avvicinandosi, annusando, masticando, fosse anche… un elefante!

In questo modo otterremo la sua fiducia verso di noi che non lo forziamo ma che siamo con lui e lo accompagniamo! Più conosce e più si fida, meno si spaventa, diventando ogni volta un po’ più esperto!

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